
Il Presidente della Di Pietro Foundation intervistato su LatinaOggi: torna il Mecenate dello Sport con iniziative internazionali e territoriali. In basso vi riportiamo l’intervista integrale
Presidente Di Pietro, il 2026 segna una nuova stagione della Fondazione Di Pietro. Che significato ha per lei questo nuovo percorso?
Ogni anno rappresenta una nuova responsabilità e tanta emozione, perché la Fondazione non è soltanto un’istituzione, ma nasce dalla volontà della nostra famiglia di trasformare la lunga esperienza imprenditoriale di tre generazioni vissute nell’azienda di famiglia ORVEL con ferree regole etiche (la chiusura domenicale e l’assunzione di persone con disabilità ne sono un esempio), in un impegno concreto al servizio della comunità, rivolta all’inclusione e all’educazione delle giovani generazioni.
Ricordo ancora quando, parlando in famiglia, ci chiedevamo quale fosse il modo migliore per ricordare le innumerevoli impronte lasciate da mio padre Varaldo in ambito sociale e sportivo. Non volevamo più semplicemente sostenere iniziative benefiche. Volevamo costruire una casa di valori, un luogo dove solidarietà, sport e cultura potessero incontrarsi. Da quella conversazione è nata la Fondazione Varaldo Di Pietro che prosegue con convinzione il percorso di crescita e di apertura internazionale che abbiamo costruito negli ultimi anni.
Per questo anno a cosa avete pensato per portare avanti la vostra mission?
Uno dei momenti più importanti sarà il ritorno del Premio Internazionale “Mecenate dello Sport”, autentico fiore all’occhiello della Fondazione che nel corso degli anni è senz’altro diventato uno dei più autorevoli riconoscimenti italiani dedicati ai valori dello sport. Anche in questa edizione il premio sarà assegnato a un importante esponente dello sport mondiale che si è distinto non solo per risultati tecnici o agonistici, ma anche per i valori intrinseci e umani, sociali ed etici che rappresenta. Il suo nome lo renderemo presto pubblico.
Ogni volta che consegniamo quel premio non celebriamo soltanto una carriera straordinaria o un percorso sportivo manageriale di assoluto valore. Celebriamo donne e uomini che hanno saputo trasformare il proprio talento e impegno in un esempio per gli altri. É questo che rende il “Mecenate dello Sport” qualcosa di unico.
Tra gli appuntamenti più importanti dell’anno c’è anche Parigi, con la Unified Football World Cup. Perché questo evento occupa un posto speciale nel suo cuore?
Perché ogni volta che incontro gli atleti di Special Olympics torno a casa con una lezione di vita. Ricordo ancora la prima volta che ho assistito a una manifestazione dedicata agli atleti con disabilità intellettiva. Mi aspettavo di vedere una competizione sportiva. In realtà ho assistito a qualcosa di molto più grande. Ho visto genitori piangere di gioia. Ho visto volontari emozionarsi come davanti a una finale olimpica. Ho visto ragazzi che, grazie allo sport, avevano finalmente scoperto la fiducia in se stessi. In quel momento ho capito che lo sport non cambia soltanto il risultato di una partita. Cambia il destino delle persone. Ed è questo che continuo a vedere oggi in Special Olympics.
Il prossimo 10 luglio saremo quindi a Parigi, come partner unico di uno degli eventi della Unified Football World Cup, il Campionato del Mondo di calcio unificato organizzato da Special Olympics International e dedicato ad atleti con disabilità intellettiva. Essere al fianco del Board of Directors di Special Olympics International e di tante personalità provenienti da tutto il mondo rappresenta non solo un onore, ma soprattutto una responsabilità. Per noi è motivo di grande soddisfazione poter contribuire a un’iniziativa che interpreta perfettamente la nostra missione: utilizzare lo sport come strumento di inclusione, integrazione e crescita sociale.
Essere presenti in un contesto internazionale così importante conferma il riconoscimento del lavoro che la Fondazione svolge da anni nella promozione dei valori dello sport. Eunice Kennedy Shriver, colei che ha fondato Special Olympics, diceva: “Lo sport offre a ogni persona la possibilità di essere riconosciuta per le proprie capacità e non per i propri limiti.” É una frase che racconta perfettamente ciò che vogliamo costruire ogni giorno.
La Passeggiata dell’Inclusione e del Fair Play è ormai uno degli appuntamenti simbolo della Fondazione. Cosa prova ogni anno nel vedere così tante persone partecipare?
É sempre un momento di grande coinvolgimento ed emozione. Quando vedo bambini, famiglie, anziani, studenti e atleti camminare insieme penso sempre che quello sia uno dei modi più belli per onorare il vero significato dello sport. Non importa quanto si cammini. Importa il motivo per cui lo si fa.
Quest’anno la Passeggiata del Fair Play, realizzata insieme al Panathlon, tornerà a settembre con un format rinnovato, ma conserverà il suo significato più autentico: unire idealmente i due monumenti rappresentativi dei più importanti valori dello sport che la città di Latina ha l’unicità di simboleggiare. Il Monumento al Fair Play, realizzato proprio dal Panathlon, con il Monumento all’Inclusione attraverso lo Sport dedicato a Eunice Kennedy Shriver, realizzato dalla nostra Fondazione e donato alla Città di Latina, il primo monumento del suo genere presente in Europa.
Ogni passo racconta una scelta. La scelta del rispetto invece della prevaricazione. La scelta dell’inclusione invece dell’indifferenza. La scelta del dialogo invece della distanza.
Alla fine dell’anno pubblicherete un volume dedicato ai dieci anni del Premio “Il Mecenate dello Sport”.
Sarà il libro dei nostri ricordi, ma soprattutto delle persone che abbiamo incontrato. Sfogliandolo rivedrò tanti volti, tanti abbracci, tante emozioni. Ogni fotografia racconterà una storia. Ogni pagina parlerà di uomini e donne che hanno lasciato un segno nello sport mondiale e che hanno condiviso con noi gli stessi valori. É un patrimonio umano che vogliamo condividere con tutti attraverso una pubblicazione che raccolga i momenti più belli.
Credo che il patrimonio più importante di questi dieci anni sia, oltre gli eventi in sé, le relazioni umane, le emozioni condivise, le amicizie nate e rafforzate e che negli anni continuano a generare idee e progetti da realizzare. Sarà anche un modo per ringraziare tutte le istituzioni, i partner e gli amici della Fondazione che hanno condiviso questo percorso, contribuendo a trasformare una visione in una realtà riconosciuta e apprezzata anche oltre i confini del nostro Paese.
Qual è il messaggio che desidera lasciare alle nuove generazioni attraverso le attività della vostra Fondazione?
Risposta: Vorrei dire ai giovani di non avere paura di sognare, ma soprattutto di non avere paura di tendere la mano agli altri. Le vittorie sportive riempiono gli albi d’oro. I gesti di generosità riempiono la vita.
Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che ogni persona può diventare il campione di qualcuno semplicemente scegliendo di esserci. Questa è l’eredità che la nostra famiglia desidera lasciare attraverso la Fondazione. Perché i trofei, prima o poi, finiscono in una bacheca. I valori, invece, continuano a camminare nelle persone. Ed è proprio questo il traguardo più bello che possiamo immaginare e verso cui continuiamo a tendere».
